sabato 30 marzo 2024

Dalla COREIS(Comunità Religiosa Islamica Italiana) gli auguri ai cristiani per la Pasqua 2024. (e siamo tutti nei lombi di Abramo e quindi fratelli e sorelle) )




Cari fratelli e sorelle,

questa settimana, durante le preghiere serali comunitarie nella nostra Moschea centrale al-Wahid  di Milano, l’imam ha recitato alcuni versetti del Corano che ricordano la Pace di Gesù figlio di Maria. I maestri musulmani interpretano questa Pace come una qualità dello Spirito ma anche come una Parola di Verità e un annuncio dell’Ora di cui Gesù figlio di Maria è maestro del soffio.

I tempi che viviamo ci sembrano esprimere segnali di grave dimenticanza di questa qualità, comunicazione e richiamo che Gesù rappresenta anche per i musulmani. L’oscuramento della ragione e la confusione delle lingue e della propaganda profana, privano i credenti di una chiarezza d’intenzione e di un servizio per il bene comune, mentre esasperano le animosità e le contrapposizioni faziose.

Siamo forse chiamati insieme ad una reazione da questo martirio intellettuale verso la preparazione

congiunta di una nuova fratellanza e alleanza basata sulla virtù della fede. Temiamo che non ci possaessere una pace autentica se non si cambia questa involuzione diffusa della mentalità e se non si faprevalere una prospettiva di conoscenza metafisica e di saggezza simbolica nelle letture delle nostrebenedette fonti dottrinali, un riconoscimento del mistero di Gesù.La Quaresima per voi cristiani e il Ramadan per noi musulmani possono favorire questa purificazione equesta auspicabile rinascita verso Dio. Rinnoviamo e ringraziamo i gesuiti del JRS per l’appello cheabbiamo realizzato due settimane fa e che pensiamo abbia persino contribuito ad ispirare la più recentedecisione per il cessate il fuoco al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite:

https://jrs.net/en/news/interfaith-call-for-a-ceasefire-and-lasting-peace-in-the-middle-east/

La storia ci insegna che dall’incontro tra San Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil Muhammad Ayubi si producono miracoli che possono determinare una conversione dei cuori e un nuovo ciclo di rapportitra i popoli e i credenti. Preghiamo di far parte di questa storia sacra!

Che sia per voi tutti davvero una Pasqua Santa!

Pace e Bene!

Abu Bakr Moretta, Presidente

Abd al-Ghafur Masotti, responsabile dialogo interreligioso


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ringrazio il Prof Michael Mocci  (ءبد اَلله) per avermi inoltrato la lettera. Mi sono permesso di ricordargli che entrambi siamo nei lombi di Abramo.


martedì 26 marzo 2024

Dalla parte dei vinti-Darcy Ribeiro (Scrittore, antropologo e politico brasiliano) – Trad. di Milton Fernández


Renato Guttuso, “Occupazione delle terre incolte in Sicilia”, 1949


“Mi misi dalla parte degli indios, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei neri, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei contadini, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte degli operai, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei poveri e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei perseguitati, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei discriminati, e mi sconfissero.

Mi misi dalla parte dei deboli, e mi sconfissero.


Ma non mi sono mai messo dalla parte dei vincitori.

Questa è la mia vittoria.”


PS  ringrazio il caro amico e fratello Antonio Marra per aver pubblicato il testo nella sua bacheca fb 



mercoledì 20 marzo 2024

L'equinozio di primavera nella Tradizione della Gentilitas dando evidenza alla Gentilitas dei Celti






L'Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la parola equinozio deriva dal latino “aequus nox”, notte uguale).  Astronomicamente l’equinozio di primavera  (in gallese “Alban Eiler”, luce della Terra) è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste. L’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno e quello di primavera l’esatto opposto: è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio. E’ il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio, o meglio, nuovo inizio.



Alban Eiler è il momento della rinascita anche dei nuovi progetti, è il momento in cui è possibile realizzare quei sogni che sono nati nel periodo freddo. E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità,rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme. Non dimentichiamo che le festività avevano sempre una duplice valenza: la prima riferita ai mutamenti ciclici stagionali della terra ai quali corrispondeva un ugual simbologia per i mutamenti nell’animo dell’umano.


Le antiche tradizioni ci offrono infatti tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l'idea di un sacrificio a cui succede una rinascita o resurrezione.


Un mito che mostra bene l'idea di un sacrificio e di una successiva rinascita è quello frigio di Attis e Cibele: Attis, bellissimo giovane nato dal sangue della dea Cibele e da questa amato, voleva abbandonarla per sposare una donna mortale. Cibele lo fece impazzire ed egli si evirò morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero viole e mammole. Gli dei, non potendolo resuscitare, lo trasformarono in un pino sempreverde.Dopo l'Equinozio, si svolgevano nel mondo ellenico le Adonìe, feste della resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite che venne ucciso da un cinghiale (forse il dio Ares ingelosito).


Era in realtà il dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo "Adon" (Signore).Egli dimorava sei mesi all'anno negli inferi, come il sole quando si trova al di sotto dell'equatore celeste (autunno e inverno). Si festeggiava a primavera la sua risalita alla luce quando si ricongiungeva alla dea Ishtar, l'equivalente dell'Afrodite greca. Allo stesso modo si festeggiava Persefone che ritorna nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.


Tutti questi miti ci mostrano la morte, più o meno simbolica, del Dio e la sua rinascita/resurrezione ad un nuovo ciclo vitale nonché l'unione di un simbolismo celeste (il cammino del sole nel cielo) e un simbolismo terrestre (il risveglio della Natura) in cui riecheggia il tema del matrimonio fra una divinità maschile, celeste o solare, ed una femminile, legata alla terra o alla luna.


La primavera era infatti la stagione degli  accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea (personificati spesso da un sacerdote e da una sacerdotessa) si accoppiavano per propiziare la fertilità. Venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, che peraltro è rimasta ancora oggi nel folklore europeo, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra. Come per altre festività stagionali antiche, questo giorno è stato in parte assorbito dalla chiesa cristiana ed associato a due giorni santi cristiani: il primo è la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria, che cade il 25 marzo.






Il secondo, naturalmente, è la Pasqua. Il termine "Easter" con cui in inglese si designa la Pasqua ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara”. Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e infatti si tratta di una divinità legata al sole nascente, anzi “risorto” e al suo calore. E del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro sarà un tema ricorrente nel prosieguo delle tradizioni pasquali.



A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio. Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l'immagine dell'animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.


La lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, è diventata l'odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità. Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.





E l’UOVO non è scelto a caso ma è da sempre e per qualsiasi cultura, simbolo di vita, di creazione, di  rinascita.


Per il primitivo raccoglitore e cacciatore la primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l’austerità dell’inverno. E la nascita del mondo da un uovo cosmico è un'idea universalmente diffusa che veniva celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge. Infatti in numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere ad emergere dal Caos: è l'"Uovo del mondo" covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole. L'Equinozio è il giorno in cui si commemora la discesa della giovane Dea nel mondo sotterraneo e il suo ritorno trionfante alla superficie della terra, portando con sé i doni della luce, del calore e della fertilità per tutta l’umanità, e cio’ fa pensare alle Dee Persephone, Kore, Blodeuwedd, Eostre, Aphrodite, Athena, Cybele, Gaia, Hera, Iside, Ishtar, Minerva e Venere.


E’ inoltre la stagione del giovane dio che fa pensare ad Herne il cacciatore, il pettirosso del bosco, l’uomo verde, Cernunno, il signore della natura, Dagda, Attis, Tammuz, il dio cornuto, Mithras, Odino, Thoth, Osiride.

Il motivo del sacrificio e della rinascita hanno un significato profondo per i cristiani, ma non solo, che commemorano la crocifissione, morte e resurrezione di Cristo con la Pasqua. Qualunque sia la nostra credenza, questo è un periodo in cui celebriamo il trionfo della luce sul buio e sulla morte, la rinascita a nuova vita.


sul rito della danza delle uova 

https://terreceltiche.altervista.org/luovo-dellequinozio-di-primavera-e-la-danza/

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sui rituali di celebrazione per Ostara

https://templumdianae.com/ostara-equinozio/

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https://www.celtical.it/2014/11/ostara-eostre-equinozio-primavera.html

https://geabracciali.com/calendario-celtico/ostara/


https://laviadelfuoco.com/ostara/


https://www.visionealchemica.com/il-significato-esoterico-dellequinozio/


https://www.meteoweb.eu/2016/03/equinozio-primavera-storia-epica-miti-sacrifici-simbolismi-rinascite/654430/


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L’Equinozio di Primavera è il primo dei due momenti dell’anno solare in cui luce e tenebra si trovano perfettamente alla pari. Contrariamente a quanto accade nell’Equinozio d’autunno però, in questo caso la Luce tornerà a splendere sulla Terra che ne sarà scaldata e risvegliata. In tutto il mondo, l’Equinozio è salutato da feste e riti legati a leggende sulla morte e rinascita, ogni religione ha la sua Festa di Primavera sebbene ogni fede religiosa dia ad essa un nome differente. Nel Neopaganesimo, la primavera è Ostara, festa della rinascita e il rinnovamento sia dal punto di vista fisico, ma soprattutto spirituale. Vi proponiamo di seguito qualche idea per la sua celebrazione.


I popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente “Eostre-monath”, e in questo periodo celebravano feste in onore della Dea Eostre associata a vari aspetti connessi col rinnovarsi della vita quali la primavera, la fertilità e la lepre. I popoli dell'Europa settentrionale, celti compresi, pregavano perché il Sole riuscisse a superare questo momento di parità con le tenebre notturne, poiché erano preoccupati che esso ricominciasse a scendere, così che sarebbe stata la fine. Per i popoli che si affacciano sul Mediterraneo questa è la festa della primavera. Nelle tradizioni druidiche odierne questa festa è detta “Alban Eiler”, tradotto “Luce della Terra”, è chiamata così perché il Sole si trova sopra l’equatore celeste e quindi da questo momento il giorno domina la notte in durata.

E’ la celebrazione dell’ Equinozio di Primavera, la giornata in cui Luce e Buio sono in equilibrio, La vita si rinnova , l’inverno è definitivamente passato, e tutto ciò che è vecchio lascia spazio al nuovo .La natura si risveglia e con lei la nostra Spiritualità. In questa giornata molte delle decorazioni e dei rituali implicano l’utilizzo di uova.





Ostara, è infatti il nome germanico della Dea odinista Eostre simboleggiata dall’uovo, patrona della fertilità. che contiene in sé il principio della vita e il bipolarismo maschile-femminile del divino. La Dea celebrata nella veste di fanciulla è quasi pronta all’unione con il Dio che verrà celebrata a Beltane. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l'Europa. In Grecia prese il nome di Estia, e in seguito in tutto l'impero romano venne venerata con il nome di Vesta, e al suo culto fu dedicato l'ordine sacerdotale delle vergini Vestali. Nell'antichità, per l'occasione, le Vestali celebravano un particolare rito che involveva l'accensione di un cero simboleggiante la fiamma eterna dell'esistenza.


Il cero, all'interno dei templi dedicati alla dea, veniva spento solo all'alba del giorno seguente.

https://lantrodellemagie.blogspot.com/p/oestara-ostara-equinozio-di-primavera.html


mercoledì 13 marzo 2024

Claudio Tabacco Oggi mancano i Facitori di Ponti. Oggi l’Odio svolge la sua triste missione



10 novembre 1993

Le rovine del ponte a Mostar il 10 novembre 1993, il giorno dopo la distruzione a colpi di artiglieria



9.11.1993- (13.03.024)

Il nove novembre millenovecentonovantatre veniva distrutto il ponte di Mostar. Alla notizia mi sedetti e piansi. Il Simbolo di una Possibilità veniva distrutto. I Simboli hanno in sé una dimensione vitale superiore alla vita stessa. I Simboli non sono pietre e storia. I Simboli sono carne e sangue. I Simboli non sono statici. I Simboli sono dinamici. Una delle più alte magistratura Repubblicane dell'antica Repubblica romana era il Pontifex Colui che conosce l'arte di costruire ponti. Ad oggi il Capo Spirituale del Cattolicesimo si fregia del titolo di Pontifex Romanus. Oggi l'arte di costruire ponti non ha più nulla di mistico è pura ingegneria civile. Oggi mancano i Facitori di Ponti. Coloro che conoscevano l'arte segreta di unire le differenze sono morti. Oggi l’Odio svolge la sua triste missione separare, allontanare, rendere impossibile l'incontro. Oggi non è più tempo di ponti e di Pontefici è tempo di Morte e strage

domenica 10 marzo 2024

Claudio Tabacco.Adonai Sabaoth (10.03.024)



Mosaïques byzantines de la cathédrale Santa Maria Nuova de Monreale

Dieu passe un pacte avec Noé et ses fils, symbolisé par un arc-en-ciel.


Adonai Sabaoth Dio degli Eserciti che brutta ed infingarda traduzione. Tu non sei il Dio degli Eserciti ma il Pastore delle Stelle. Pastore delle Stelle per quanto infedele sarebbe miglior traduzione. Ma tale immagine smonterebbe Marte, ridurrebbe in polvere il suo potere. Tu immagina, Dio, che bellezza sarebbe: Tu Pastore delle Stelle e le Donne e gli Uomini Pastorə dell’Essere. Come in cielo così in terra. Dio ed il suo Doppio, l’Uomo/Donna ed il suo Doppio. Come il Pastore delle Stelle si prende cura del suo innumerevole gregge così il Pastore dell’Essere si prende cura di ogni Progetto di Emersione dell’Essere. La Terra si chiamerebbe Filadelfia, Pianeta dell’Amore presa in cura fraterno e sororale. Ed invece ti traducono Dio degli Eserciti e scrivono ciascuno sul proprio vessillo di Morte “Gott mit uns” e la Terra è il Pianeta dell’Odio fratricida che presto diverrà il Pianeta Morto.


https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid024GoJ9PQVYA8JEWrowtJWiToSRsGqQn7E3S4ck9yHyjN4vcRvGyGXR2zmzVXw5QQUl

sabato 2 marzo 2024

L'inno di oggi Shabbat 2 Marzo 2024...Vitti 'na Crozza...(in corsivo le varie varianti e le aggiunte )







Vitti na crozza supra lu cannuni

fui curiuso e ci vossi spiare

idda m’arrispunniu cu gran duluri

murivi senza un tocco di campani


Si nni eru si nni eru li me anni

si nni eru si nni eru un sacciu unni

ora ca sugnu vecchio di ottant’anni

chiamu la morti i idda m arrispunni

(chiamu la vita mia

e sempri morti marrispunni)



Chinnaia a fari chiu’ di la me vita.

Non sugnu bono chiu’ ‘pi travagghiari.

Sta vita e’ fatta tutta di duluri

e da cussi’ non pozzuu chiu’ campari.)

(e megghiu ca accussi staccu la spina iu nun vogghiu iu campari)



Cunzatimi cunzatimi lu me lettu

ca di li vermi su manciatu tuttu

si nun lu scuntu cca lume peccatu

lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu


(Cunzatimi cu ciuri lu me lettu.

 Picchi' aalla fine già sugnu arriduttu.

Vinni lu tempu di lu me rizzettu. 

Lassu stu beddu munnu e lassu tuttu)


C’è nu giardinu ammezu di lu mari

tuttu ntessutu di aranci e ciuri

tutti l’acceddi cci vannu a cantari

puru i sireni cci fannu all’amuri


franco battiato - vitti na crozza 

https://www.youtube.com/watch?

https://www.youtube.com/watch?v=d2NPjr6yEg4


https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4392


https://siciliamagica.com/2022/11/07/vitti-na-crozza-celebre-canzone-siciliana/


https://milocca.wordpress.com/2020/01/18/il-vero-significato-della-canzone-vitti-na-crozza/


La messa negata. Storia di Vitti 'na crozza 

di Sara Favarò 

Vitti 'na crozza è la canzone più manipolata e oltraggiata della tradizione siciliana. Protagonista della canzone è 'na crozza, ossia un teschio che, attraverso il suo racconto, si fa promotore di una forte denuncia sociale. " [...] l'aggiunta dell'allegro motivetto "larallallero lallero lallero..." non ha nulla a che vedere con la versione originale e, anzi, ne travisa il senso e ne mortifica l'intento. La storia narrata da Sara Favarò, ha dell'incredibile. Con intensa indignazione Sara ripercorre l'ostracismo perpetrato dalla Chiesa, incredibilmente cessato solo verso il 1940, nei confronti dei minatori morti nelle zolfatare. I loro resti mortali non solo spesso rimanevano sepolti per sempre nell'oscurità perenne delle miniere ma per loro erano precluse onoranze funebri e perfino, insiste il teschio della canzone, un semplice rintocco di campana!"